Parlare con....

 

Sono io o sei tu

"Pensaci"

Il caffè era tiepido, lasciato a raffreddare lentamente come la mia pazienza, e la tazza non era altro che un misero scudo tra me e il muro di suono. Era lì, seduto di fronte, il Tuttologo. Non un esperto qualificato, badate bene, ma il tipo di persona la cui conoscenza non deriva da studio o esperienza diretta, bensì da una costante e superficiale navigazione nel mare magnum delle opinioni altrui.

«...e quindi, vedi,» declamò, gesticolando con un cucchiaino come se fosse uno scettro, «la vera chiave per la crisi energetica non è l'eolico, che è inefficace in termini di rendimento e ha un impatto paesaggistico discutibile, ma l'energia geotermica avanzata, che, come ben sanno tutti quelli che hanno letto l'ultimo report dell'Università di Stoccolma...»

Si fermò, ma non per prendere fiato. Si fermò per l'effetto drammatico, fissandomi con quegli occhi che non vedevano me, ma solo il riflesso della propria erudizione. Aveva già "risolto" la crisi del clima, la disoccupazione giovanile e il design del nuovo logo della squadra di calcio locale, tutto prima che io avessi potuto finire il mio primo sorso.

Sentii l'inizio di una emicrania pulsante proprio sopra l'occhio destro. Non perché l'argomento fosse complesso, ma perché era inesorabile. Inesauribile. Il Tuttologo non discuteva o conversava; teneva una conferenza stampa solipsistica, di cui io ero l'unico, e prigioniero, partecipante.

«...e poi, se guardiamo alla geopolitica attuale,» riprese, senza che avessi osato muovere un muscolo, «è chiaro che la mossa di quel leader non è strategica ma puramente reattiva, basata su dinamiche interne che io, leggendo tra le righe dell'ultimo editoriale del Financial Times (che tu sicuramente avrai sfogliato), ho immediatamente individuato. È una trappola retorica. Semplice. Elementare.»

Semplice. Elementare. Quella frase mi fece scattare qualcosa dentro. Era l'ennesima freccia velenosa lanciata non per informare, ma per sminuire. Per posizionarsi sempre un gradino sopra, sull'alto trespolo dell'onniscienza. E la cosa più esasperante era che, se avessi provato a obiettare, a portare un dato diverso, un'esperienza personale o un punto di vista sfumato...

Ero arrivato al limite.

«Ascolta,» dissi, la voce calma, troppo calma per l'uragano che mi si agitava nel petto. «Su questo punto specifico... io ho lavorato per tre anni in una società che gestiva proprio l'implementazione del...'»

Il Tuttologo non batte ciglio. Non fa un cenno. I suoi occhi mantengono l'espressione di chi sta aspettando, non di chi sta ascoltando. È un'attesa per la pausa sbagliata, quella in cui può riprendere fiato e riagganciare il suo monologo.

«...gestiva il framework operativo e ti assicuro che l'ostacolo principale non è la tecnologia, ma...»

«Sì, sì, certo, la burocrazia, lo sappiamo tutti,» mi interruppe, liquidando i miei tre anni di lavoro come una nozione da scuola elementare. Poi si sporse in avanti, il tono ora più cospiratorio. «Ma il vero problema, te lo dico io, è il capitale sommerso. Quello che i media non dicono è che c'è un'ombra di...»

A quel punto, mi arresi. Un cedimento totale, una resa incondizionata alla stanchezza. Non era frustrazione, era sfinimento. Il monologo circolare aveva vinto.

L'aria si fece densa, non di idee, ma di silenzio imposto. Il silenzio di chi ha qualcosa da dire, qualcosa di vissuto, di autentico, ma sa che non troverebbe spazio, non troverebbe eco, non troverebbe neanche un istante di vera attenzione.

Il tuttologo, nella sua bolla di onnipresente eloquenza, non capiva. Non capiva che il peso maggiore non era dover ascoltare la sua competenza apparente, ma l'invisibilità che imponeva. La sensazione di essere lì, corpo presente, mente assente, e che tutto ciò che potessi offrire – esperienza, intuizione, persino il banale consenso – fosse ridotto a un mero fastidio interattivo da superare per tornare al centro della sua narrativa.

Mi alzai, senza neanche scusarmi. Il Tuttologo era già tornato al suo telefono, dettando un messaggio vocale pieno di termini complessi su un argomento nuovo di zecca. Non si accorse della mia assenza. Non si accorgeva mai di nulla.

Lasciai il caffè freddo e l'emicrania calda sulla sedia. L'unica cosa più estenuante di ascoltare un tuttologo è l'assordante consapevolezza di non essere ascoltati. E il mal di stomaco che ne derivava era il residuo amaro di un'intera vita di parole strozzate.

Alessandro 


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