Vorrei tornassimo sconosciuti
Vorrei poter incrociare di nuovo il tuo sguardo per la strada e non provare nient'altro che quella distratta curiosità che si riserva ai passanti. Niente nodi alla gola, niente fantasmi, niente parole sospese.
Solo adesso, in questo preciso momento, riesco a vedere tutto con una lucidità spietata. Capisco gli errori commessi. Li vedo allineati uno dopo l’altro, con i loro effetti collaterali, e ammetterlo fa male. Ma la parte peggiore non è solo il rimpianto: è quello che quegli errori hanno lasciato dentro di me. Mi hanno bloccato in uno stato di costante pregiudizio, verso me stesso e verso il mondo. È come se avessi addosso un’armatura pesante, fatta di diffidenza e paura di sbagliare ancora, che mi impedisce di muovermi liberamente.
E poi c'è la vergogna. Quel senso di disagio che si accende ogni volta che il pensiero torna a come sono andate le cose, a quello che avrei potuto fare diversamente, a come mi sono mostrato ai tuoi occhi. È un peso invisibile ma soffocante.
Per questo penso che perdere la memoria sarebbe la strada più facile. La più liberatoria.
Cancellare i ricordi non significa voler fuggire dalle proprie responsabilità, ma desiderare un momento di tregua. Se potessi resettare tutto, se potessi dimenticare il suono della tua voce e il modo in cui tutto è crollato, sarei finalmente libero. Senza il peso del passato, potrei ricominciare a respirare senza questa oppressione sul petto.
Se tornassimo sconosciuti, l'errore non sarebbe mai esistito. E io potrei finalmente perdonarmi.
Alessandro M.
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"Sto facendo un po' di chiarezza nella mia vita e tra i miei contatti. Ho notato che da tempo non riusciamo ad avere un dialogo o un punto d'incontro, e non vorrei mantenere un legame solo 'di facciata' in rubrica. Sto cancellando questo numero per dare a entrambi la libertà di ritornare sconosciuti, senza rancore. Se invece pensi che ci sia ancora spazio per sentirci davvero, io ci sono. Un caro saluto."

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