La guerra silenziosa
Fuori c’è un mondo rumoroso, una giostra incessante di crociate collettive.
La gente scende in piazza, urla sui social, si schiera. C’è la battaglia contro l’inquinamento che soffoca le città, quella contro la droga che divora le vite, la lotta all’alcolismo, i dibattiti infiniti sui vaccini, la rabbia contro la politica e la dipendenza dagli schermi che ci portiamo in tasca. Per tanto tempo ho guardato questo spettacolo pensando che fossero quelli i veri mostri da combattere. Mi sono nascosto dietro il rumore del mondo per non ascoltare il mio.
Ma la verità, quella che ti stringe la gola quando si spengono le luci e resti solo con il soffitto, è un’altra.
La mia battaglia non è contro niente di tutto questo. Non ho una guerra globale da vincere. Il mio vero nemico, l’unico che mi ha tenuto in ostaggio per anni, sono io.
Il campo di battaglia è la mia testa. Un labirinto affollato di pensieri, rimorsi, calcoli infiniti e scenari catastrofici. È quel blocco invisibile che trasforma ogni intenzione in fumo, che mi sussurra che è troppo tardi, che non serve a nulla, lasciandomi immobile. Una paralisi totale in cui vedi perfettamente cosa non va, ma non muovi un dito per risolverlo. Ti guardi vivere da fuori, spettatore della tua stessa inerzia, mentre i problemi accumulati diventano montagne insormontabili. Ti anestetizzi per non sentire il peso di quello che stai rimandando.
È una gabbia comoda, la rassegnazione. Fa male, ma non rischia mai di fallire.
Domani si cambia. Domani si comincia sul serio.
E se devo essere sincero fino in fondo, ho una paura fottuta. Ho paura del giudizio degli altri, di quegli occhi pronti a pesare ogni mio passo. Ho paura di sbagliare, di fare la mossa azzardata, di crollare a metà strada e, peggio ancora, ho paura di creare un casino interiore o relazionale che non saprò gestire. Cambiare le carte in tavola significa rompere un equilibrio, anche se quell'equilibrio era tossico. Significa esporsi.
Ma la paura non può più essere una scusa per non esistere. I casini si affrontano, gli errori si correggono, il giudizio degli altri resta un rumore di fondo che appartiene a loro, non a me.
Quindi lasciamo che domani porti le sue sfide e i suoi timori. Domani camminerò, anche se con le gambe che tremano.
Oggi, però, succede qualcosa di diverso. Oggi smetto di scavare la mia stessa fossa con i pensieri. Oggi, semplicemente, risorgo
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